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lunedì 7 maggio 2018

Sugli spiriti

Ogni lembo della nostra bella terra di mezzo ha i suoi spiriti, ogni lago, fiume, foresta e boschetto vive in simbiosi con queste piccole divinità, specifiche di ogni luogo. 
Spiriti dell’aria, spiriti del fuoco, della terra e dell’acqua.
Ovunque vi sia vita, lontano dalle metropoli aride e senza anima alcuna. 

Sarebbe opportuno portare rispetto a queste entità, e offrirvi sacrifici di tanto in tanto, perché la nostra permanenza a questo mondo sia benvoluta, accettata e benedetta. 

Fermarsi un poco, apprezzare quanto di bello ogni giorno ci viene donato dagli Dèi, amare la propria terra in ogni sua particolarità.

Anche questo è lotta spirituale. 

domenica 6 maggio 2018

Re Penda di Mercia, parte II

Riprendiamo oggi la storia di questo grande Re guerriero, prediletto dagli Dèi e sangue di Wodan, e delle sue imprese in quella che fu la seconda parte del suo regno, caratterizzata da un deciso arresto dell’avanzata cristiana e da una conseguente ripresa della vera fede.

A seguito di Maserfield Penda divenne, de facto, la nuova potenza egemone della regione, in grado di opporsi e limitare il sempre crescente strapotere cristiano.
Riuscì ad imporre al Wessex un sovrano a lui gradito nella figura di Cenwalh, nobiluomo sassone del quale lo stesso Penda aveva sposato la sorella, a contenere il potere degli Angli di Deira e Bernicia (anche se non mancarono, come vedremo sotto, unioni politiche fra le due parti) e a frenare le scorrerie dei britanni. 

Lo strapotere della Chiesa cattolica era però difficile da arginare, con preti e monaci perennemente a caccia di povere genti da convertire con l’inganno e le minacce ed alti ecclesiastici ben infiltrati in quasi ogni corte delle isole britanniche. La tolleranza dell’antica fede, e dello stesso Re che ne era in questi tempi di resistenza l’araldo, giocava a favore del Dio del deserto e dei suoi fanatici seguaci, ben presto, specialmente a seguito del matrimonio di Peada, figlio di Penda, con Alhflaed figlia di Oswiudi Deira, la middle Anglia fu invasa da una miriade di predicatori ed ecclesiastici, pronti a seminare discordia, distruggere tempi della vera fede e tentare la conversione di quante più persone possibili, un comportamento da mercanti di anime quali erano del resto. 

Anche in questo periodo, tuttavia, non mancarono guerre e scontri con i vicini, nel 645 e.c. Penda guidò una spedizione nel Wessex tesa ad allontanare il suo ex pupillo e cognato Cenwealh, si crede a causa degli accordi che quest’ultimo aveva preso con gli ormai preponderanti regni cristiani a lui vicini in chiave anti merciana, in questo anno è da collocarsi anche la conversione di questo Re al cristianesimo, forse per opportunità politica (il cristianesimo del resto offriva un sistema di governo più centralizzato e adatto a dominare su vaste aree) o per tramite di una nobildonna (o una regina) di nome Anna, originaria dell’Anglia Orientale, zona nella quale il Re in fuga si rifugiò. 

La tensione politica restò comunque altissima e fu proprio una crisi di questo tipo, probabilmente orchestrata da Aethelheredell'Anglia orientale, a condurre nel 655 e.c nuovamente alla guerra aperta.
Penda, insieme ad una trentina di signori della guerra a lui alleati, marciò contro la Bernicia di Oswiu, arrivando, conquista dopo conquista, ad assediare Iudeu (probabilmente Stirling, destinata a diventare famosa secoli dopo per un’altra battaglia) nella parte settentrionale del regno nemico. 
Oswiu fu quindi costretto alla pace e al pagamento di un grosso tributo che Re Penda, dimostrandosi fedele alle antiche usanze, divise fra sé, i propri alleati ed i propri uomini, diede inoltre il proprio figlio, Ecgfrith, come ostaggio ed il giovane venne mandato nella Mercia.
L’esercito merciano prese quindi la via di casa e molti signori della guerra presero strade diverse, ognuno diretto nei propri domini, fu durante questa marcia che avvenne l’imboscata passata alla storia come la battaglia di Winwaed.

Le forze di Penda, sorprese in una posizione sfavorevole, in marcia e probabilmente a cavallo di un guado, vennero attaccate a sorpresa dagli uomini di Oswiu che, ben lontano dal voler rispettare la tregua appena concordata, vide nella separazione di Penda dalla maggior parte dei suoi alleati l’occasione giusta per colpire. A rendere ancor più grave la situazione si aggiunse la fuga di Cadafael ap Cynfeddw, alleato gallese di Penda, che si allontanò dal luogo dello scontro lasciando il proprio alleato solo ed isolato innanzi al nemico, da quel giorno in poi questo sovrano fu noto come “l’evita battaglie” e questo nomignolo lo tormentò per il resto della vita. Morì pochi anni dopo, privo di alleati potenti venne ucciso e sostituito da uno dei suoi rivali. 

Anche Re Aethelwald di Deira, che pur in principio aveva partecipato alla battaglia, si ritirò dopo poche schermaglie lasciando i merciani completamenti soli, in balia di un nemico assai più numeroso.

Finisce qui la vita terrena di Re Penda, morto a ottantun’anni, circondato dai propri amici e consiglieri, spada in pugno. Un uomo coraggioso, estremamente leale agli Dèi, alla propria fede e al proprio popolo, ora festeggia con gli Dèi e gli eroi nelle sale del Valhǫll, in attesa che giunga la fine di questa età del lupo.

sabato 5 maggio 2018

Re Penda


Penda, Re di Mercia, personaggio poco conosciuto al di fuori dell’ambiente dei culturi dell’antica via germanica, fu un condottiero anglo, il più famoso ed il più potente fra i grandi Re anglosassoni fedeli ai nostri antichi Dèi.

Già signore della guerra, asceso al trono di Mercia all’età di cinquantuno anni regnò per altri trenta lasciando un segno profondo e duraturo nella storia di quella che viene chiamata oggi Inghilterra.

Dopo appena due anni di Regno sconfisse i sassoni occidentali dei regni del Wessex, Cynegils e Cwichelm a Cirencester annettendo ai propri domini la valle inferiore del Severn e dando inizio a quella che sarà, per il resto dei suoi giorni, la sua battaglia spirituale e politica: la lotta contro il dilagare del cristianesimo.

Questo movimento, composto oltre che da Penda anche da molti sovrani locali anglosassoni indipendenti ancora fedeli all’antica fede e da alcune tribù gallesi minacciate dal feroce espansionismo dei nuovi regni cristiani, si oppose all’egemonia dell’allora Brytenwalda, il traditore degli Dèi Edwin, Re di Deira e Bernicia (i due regni uniti formeranno poi a seguito della battaglia il regno di Northumbria) arrivando a sconfiggerlo e ad ucciderlo nella battaglia di Hatfield Chase nel 632 e.c.
Penda annesse quindi ai suoi domini parte dei territori meridionali del nemico e, venuto alla pace con questi, poté dedicarsi al rafforzamento dei propri domini, una confederazione tribale il cui perno era Penda stesso il quale, a differenza dei propri vicini Northumbri e sassoni, non aveva la volontà di creare uno stato più centralizzato sul modello, ormai dilagante specialmente fra i regni sassoni del sud, francone.
In questo periodo, sempre nell’ottica di un’opposizione al cristianesimo, è da datarsi la guerra fra merciani e angli orientali, questi ultimi, convertiti probabilmente da monaci franconi e sassoni, erano ormai riuniti in un regno ostile alle politiche di Penda che miravano alla conservazione della vera fede.
E’ assai probabile una collaborazione fra angli orientali, sassoni e northumbri (e, successivamente, anche gallesi) in chiave anti-merciani e contro colui che più di ogni altro incarnava il simbolo della resistenza dell’antica fede.

La Mercia era quindi all’epoca un regno circondato, una confederazione di liberi capi e liberi contadini che si opponeva, sola, all’avanzare della religione desertica.
Attaccati da ogni lato, spesso con scaramucce di confine, talvolta con azioni di guerra aperta, i merciani resistettero e contrattaccarono.
Nel 635 Re Ecgric di East Anglia fu sconfitto e ucciso insieme al fratello dalle armate di Penda che poté quindi preservare, ancora una volta, la sopravvivenza della confederazione merciana.
Si arriva quindi agli anni quaranta del settimo secolo e allo contro con Oswald, Re di Northumbria e nuovo Brytenwalda, considerato all’epoca la potenza egemone delle isole britanniche, il tacere delle fonti cristiane sulle cause della guerra lasciano pensare che fosse questi l’aggressore e che la Mercia (e, secondo alcune fonti, il Powys, dominio gallese che ancora conservava una forte componente di fedeli alle antiche vie celtiche) si stesse semplicemente difendendo da un’invasione.
Quali che fossero le cause di questo conflitto l’epilogo giunse con la battaglia di Maserfield che ebbe per gli invasori risvolti disastrosi, Oswald venne ucciso in battaglia, forse dallo stesso Penda, e la sua armata decimata e dispersa.

Con il declino della potenza northumbra la Mercia si elevò al rango di maggior potenza locale e per anni gli uomini di Re Penda poterono compiere scorrerie nel territorio di Deira e Bernicia arrivando perfino a minacciare Bamburgh, capitale berniciana e principale roccaforte del territorio.
L’antica fede, minacciata da ogni angolo da predicatori, assassini e venduti di ogni risma, era ancora salda.

giovedì 3 maggio 2018

Legge naturale, culto della Natura ed antichi Dèi



La Roma di fine 1600 fu scossa da un processo condotto dall’Inquisizione ai danni della setta “cognominata dei Bianchi, così detti per haver dato di bianco alla fede perché essi in nulla credono”.
Preti, papi, inquisitori venivano visti da quest’ultimi come figure politiche abbarbicate saldamente al posto da loro ottenuto con l’inganno ai danni delle “umili genti”. A questo giudizio perentorio non sottraevano neppure la figura storica del cristo; nell’ottica dei membri della suddetta setta l’intento del cristo bianco era quello di farsi re dei giudei ma non avendo questi “seguito bastante [i giudei] lo impiccorono”.
Nell’intento di rinnegare quindi il dio cristiano e di conseguenza il cristianesimo tutto, i Bianchi fecero appello alla tradizione giudaica secondo la quale i miracoli attribuiti a Mosè ed al cristo bianco fossero dovuti a magia egizia o scienza naturale. In breve, al fine di liberarsi dal giogo del cristianesimo, eresia del giudaismo, si servirono del giudaismo stesso riconoscendo nei suoi dogmi come quello della trasmigrazione delle anime nei corpi dei nascituri un’elevata valenza religiosa. Donne e uomini geniali questi Bianchi.
Ben peggiori furono le conseguenze di questa insolita unione che l’unione in sé. Alla figura del dio trino i Bianchi sostituirono quella della natura; recita così uno spezzone della deposizione del delatore Francesco Picchitelli al Sant’Uffizio
“[I Bianchi mi dissero] che non si ha da credere a niente ma alla legge che insegna la natura: non fare ad altro quello che non piace a te, mangiare, bevere e stare allegramente.”
La natura diveniva così insegnante divina ma di pari passo veniva spogliata della sua essenza. I fondamenti della natura non erano più la violenza ed il primeggiare bensì il “mangiare, bevere e stare allegramente”.
Da queste idee radicate nella mente di un gruppo internazionale di individui dell’epoca fra cui risaltava lo stesso Spinoza prese vita nel secolo a venire il giusnaturalismo illuminista, ossia quella legge che riconosceva ad ogni individuo diritti inalienabili per natura in quanto da essa conferiti.
La legge naturale venne così mitizzata - esempio principe è il mito rousseauiano del buon selvaggio secondo cui all’origine dei tempi l’uomo fosse un individuo placido e non violento e che fosse stato il progredire dello stesso nel tempo a far nascere dentro di lui la violenza - così tuttora accade nei salotti televisivi odierni.
Il culto di questa legge naturale, mostro egualitario che livella gli uomini tutti, andò sempre più sublimandosi nel tempo sino a trasfigurarsi sul finire del 1700 nel culto dell’Etre supreme robespierriano, incarnazione divina della civilizzazione e della ragione rousseauiana ossia di tutto ciò che è nemico degli antichi Dèi e dell’ordine naturale delle cose.
Tremate  dunque o voi che venerate la natura sola elevandola al rango divino di Godan e delle sue schiere di Asi ed Asinie ché tutto questo v’attende nel fondo del vostro culto scellerato.

mercoledì 2 maggio 2018

Vör

Dèa della cautela, legata alla saggezza e alle decisioni ben ponderate, fa parte delle Asinie, Dee della stirpe degli Asi. 
Ad essa nulla sfugge, è saggia e attenta, il suo nome viene usato anche per definire una donna dotata di acume non comune, che ha quindi raggiunto un alto grado di consapevolezza, come citato anche nell’Edda in prosa, nel Gylfaginning (inganno di Gylfi). 

Tíunda Vǫr, hon er ok vitr ok spurul svá at engi hlut má hana leyna. Þat er orðtak at kona verði vǫr þess er hon verðr vís.

(La decima è Vǫr; è saggia e indagatrice, e non le si può nascondere nulla. C'è un'espressione secondo cui una donna viene detta vǫr quando diventa consapevole di qualcosa.)

martedì 1 maggio 2018

Su sentieri antichi


Cosa significa oggi, nel secolo ventunesimo primo dell’era comune, seguire la via antica e adorare gli antichi Dèi?
E’ una domanda complessa, che non ha, ve lo dico fin da subito, una risposta univoca e valida per tutti.

Solo i monoteismi si nutrono di certezze assolute, dottrine granitiche e concetti semplici, per chi vive le vie antiche le cose sono più complesse, si tratta di percorsi che richiedono un forte impegno ed un perenne lavoro da effettuare su sé stessi e sul proprio rapporto con gli Dèi.

Si tratta di saper distinguere ciò che è vero da ciò che è stato corrotto, dal tempo o dalla civitas che, in tutte le sue forme, ha concorso a togliere all’uomo la sua componente originaria, ad allontanarlo da tutto ciò che è davvero bello e sacro.

Gli Dèi sono ovunque, ogni popolo ha i propri ed ogni tribù li interpreta a suo modo, talvolta corrompendoli come accadde a coloro che caddero prede della civitas, diffusasi a partire dagli ultimi cinquemila anni in tutta la nostra terra di mezzo.
La perdita del senso del sacro, e la conseguente volontà di recuperare il rapporto perduto, è comune a tutti i popoli indoeuropei ed asiatici, specialmente fra quelle che più a lungo hanno resistito all’avanzare della società urbana, primaria espressione di quella civitas di cui sopra.
Le tribù germaniche, mongole, slave, scite, ugrofinniche e sao, solo per fare alcuni esempi, resistettero ben più a lungo di altre preservando la società tribale ed i veri Dèi più a lungo ed in forma assai meno corrotta di altre, spesso più note e celebrate, realtà.
Questo perché la civitas, in ogni sua forma, celebra in primo luogo sé stessa tacciando di barbarie chiunque vi si opponga e distruggendo ogni cosa sul suo cammino.

Il monoteismo, nelle sue varie declinazioni, è uno dei suoi mezzi più potenti, dove arriva distrugge ogni cosa, l’Europa, l’Asia, l’Africa e le Americhe hanno pagato a caro prezzo questa opera di civilizzazione, culture millenarie sono state distrutte e ridotte in pezzi, sacrificate sull’altare del Dio del deserto.