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giovedì 22 ottobre 2020

Seið hòn leikin - parte XII

Seiðr e possessione

Esiste una connotazione meno approfondita del Seiðr, che però secondo me si correla benissimo al suo status di ergi negli uomini e in generale alla connotazione estatica.
Come abbiamo visto, nella Vǫluspá Heiðr "è mossa tramite il Seiðr"; in Hrolf saga kraki Heiðr "sbadiglia" all'inizio del suo rituale, la parola scelta è la stessa usata per descrivere il Ginnungagap, il vuoto sbadigliante da cui ha origine tutta la magia e, con grande probabilità, questo atto aveva lo scopo di invitare la possessione degli spiriti.
Secondo la mia interpretazione, nonostante siamo certi che svariati impieghi del Seiðr non prevedessero la penetrazione, era sempre associato ad ergi per gli uomini (in dosi maggiori o minori a seconda del rituale) poichè prevedeva, anche nelle forme meno sessuali, la penetrazione da parte degli spiriti nel corpo della völva.
 
Fig. 16: disegno di repertorio di strega che cavalca un lupo

 

Conclusioni

Dall'uso di Seiðr come verbo e come nome, e dalle variegate descrizioni, emerge come fosse una pratica dai numerosi usi e sfaccettature, dalle più domestiche (divinazione, aiuto durante caccia e pesca), alle funzioni guaritorie (probabilmente marginali), all'uso in battaglia (potenziamento degli attacchi fisici, attacchi magici - In Gisla saga Surssonar è usato per causare una valanga che travolga la casa di un rivale, in Gongu-Hrolf saga causa venti magici che tolgono il senno a chiunque guardi fuori, in Friðjolf saga Hins Fraekna le hamingjur (porzione dell'anima che poteva essere distaccata dal corpo e svolgere altre funzioni) di due incantatrici, in forma di balena, sono cavalcate dalle due durante una tempesta che hanno causato col Seiðr per distruggere una nave, oltre ai numerosi casi in cui il Seiðr è usato dettare le condizioni favorevoli di una battaglia o evocare spiriti in aiuto durante uno scontro; potenzialmento o inibizione della forza di un guerriero), alla magia sessuale.
Queste numerose sfaccettature funzionali riflettono sicuramente una varietà rituale, dai riti svolti in pubblico su un Seiðhallr, circondate da donne che intonano canti per attirare gli spiriti a quelli probabilmente svolti in contesti più intimi e con una connotazione sessuale più marcata.
Conosciamo il meccanismo generico con cui tutti questi probabilmente avvenivano: in uno stato di estasi, aiutato o meno da sostanze enteogene, l'anima della völva poteva uscire dal suo corpo in forma di hamingjur e gli spiriti possederla, con diverse funzioni (l'hamingjur principalmente di attacco, nella sua forma o cavalcando un animale, tipicamente un lupo, mentre gli spiriti per raggiungere luoghi remoti e passare informazioni alla völva) e con questi strumenti poteva causare alterazioni negli elementi naturali e nelle percezioni delle persone.
Numerosi erano gli strumenti del mestiere, tra cui sicuramente il bastone, vari amuleti di forme specifiche, pietre semipreziose, probabilmente una pittura bianca rituale entrata in uso tardivamente, strumenti di particolari metalli, talismani di origine animale, e sostanze enteogene. Sicuramente questi si sono evoluti e sono mutati nel corso dei secoli: tutto indica che il Seiðr è una pratica particolarmente antica.
 
 
Loreta Fasano
 
 

Postfazione

Potrei aver sbagliato lo spelling di alcune parole norrene, perchè l'ho richiamato a memoria o dai miei appunti (ho una pessima grafia). Per la classificazione delle fonti letterarie e delle tombe ho seguito quella di Neil Price in "The viking way", libro che vi consiglio caldamente e senza il quale non avrei mai potuto metter giù un discorso organico sull'argomento. Le traduzioni dei poemi e delle saghe sono mie, dall'inglese. Ho traslato in italiano svariate espressioni inglesi usate classicamente nelle descrizioni dei reperti (es. Basket handle), mi spiace se alcune suonano male ma ho cercato di scegliere quelle più descrittive.

mercoledì 21 ottobre 2020

Seið hòn leikin - parte XI

La ritualità sessuale nel Seiðr



Un uomo che praticasse il Seiðr era marchiato come ergi (non mascolino, disonorevole), un concetto che oggi potremmo associare piuttosto vagamente allo stigma sull'omosessualità. La sfumatura nella società vichinga era diversa. Non era tanto l'omosessualità in se a costituire un tabù sociale, quanto l'omosessualità passiva: l'associazione di pensiero comune era che un uomo che si lasciasse penetrare da un altro uomo vi si sarebbe sottomesso anche in altre faccende meno private, e dunque mancasse di onore. La domanda che sorge spontanea è dunque: perchè questa pratica magica, se eseguita da un uomo, è associata all'omosessualità e alla perdita d'onore?
La risposta più banale è che, in alcuni suoi aspetti, prevesse qualche forma di penetrazione, e ci sono vari riferimenti a favore di questa ipotesi tanto nelle saghe quanto nei nomi propri attribuiti ad alcuni di loro (Bosa saga: un bastone per evocare i Gandr è chiamato Gondull – pene; nel Volsa Þattr il Volsi – pene – è simbolo di un culto fallico, e viene conservato coi lokur – porri – simbolo fallico fin dall'antichità norrena), nel nome della völva (che ha la stessa radice di volsi, pene) e nelle interpretazioni più quotate (la più comune è che il Seiðstaff fosse utilizzato come sostituto di un fallo). Sappiamo per certo dalle saghe che alcuni rituali erano associati a più o meno ergi. Questo non si applica per le donne: per loro il Seiðr, così come essere penetrate o partorire, è un atto naturale.
In quest'analisi dobbiamo tener conto del fatto che l'orgasmo rituale, soprattutto femminile, è un tema tipico della stregoneria trasversalmente ad epoche e culture e lo troviamo anche qui con alcuni mirati riferimenti letterari ed archeologici.
Il Volsa Þattr è l'esempio più emblematico, spesso trascurato perchè di tarda composizione e riferito a tempi remoti, ma uno studio filologico e storico rivela che alcune porzioni sono autentiche.
Nel poema re Olafr si presenta sotto mentite spoglie (è un re cristiano e vuole valutare la diffusione del paganesimo nelle sue terre) col suo seguito nella dimora di una famiglia, in concomitanza con il sacrificio di un cavallo da parte di questi. Il pene del cavallo è soggetto di un rituale particolarmente lungo e complesso, al termine del quale il re lo getta via, disgustato, e la madre della famiglia pratica un rituale molto particolare (il guardare oltre la soglia, v.dopo) per recuperarlo.
E' probabile che il Volsa Þattr sia stato scritto per deridere le usanze pagane, ma nel contempo ce ne offre una descrizione con richiami molto antichi: il sacrificio viene rivolto alla gigantessa Mornir, alcune parole sono di origine molto antica (volsi, ringull), il sacrificio di un cavallo non era più comune da almeno un secolo, il riferimento al porro (simbolo sessuale norreno tradizionale, compare per la prima volta in un'iscrizione del V secolo), il culto di casa svolto sotto il patrocinio femminile (in tutto il componimento gli uomini intervengono davvero poco), Olaf e tutti i suoi compagni si presentano con lo stesso nome, Grimr (uno dei nomi di Odino, ma soprattutto hanno un attrito con le donne di casa nel momento in cui disprezzano e gettano il sacrificio, un parallelo in cui risuonano gli attriti di Odino stesso in presenza delle volur).
All'interno del racconto sono presenti porzioni molto esplicite che fanno riferimento a rituali di certa natura sessuale. Una schiava, nel maneggiare il volsi, dichiara "non potrei certo evitare di spingerlo dentro di me, se giacessimo da soli in mutuale piacere": questo breve periodo ci offre sia una connotazione intima di questo tipo di rituale che la personificazione dell'oggetto, dandoci indicazione di un culto del Volsi probabilmente di origine antica. Che non sia un'espressione concettuale ma letterale è confermato in varie parti del poema ("stanotte bagneranno il vingull" esclama il fratello di una delle ragazze).
 
Fig. 15: se foste degli scandinàvi quest'immagine di porri avrebbe per voi un chiaro riferimento sessuale
 
Il fatto che il Volsi fosse di cavallo è già un collegamento alla stregoneria di per se, indipendentemente dall'epoca, ma alla luce dei sacrifici di cavalli ricorrenti in scandinavia in periodi precedenti qui assume anche altre connotazioni.
Altri atti tipici delle streghe e testimoniati nelle credenze scandinàve, come il cavalcare (tipica cavalcatura della strega, fisicamente o in forma di hamingjur, era il lupo) hanno connotazioni sessuali e altri riti funebri, come quello descritto da Ibn Fadlan, comprendono sesso rituale, nel suo caso durante l'assunzione di una sostanza enteogena, rafforzando il collegamento con il Seiðr.
Nella pietra runica di Smiss III a När, Gotland è raffigurata una figura femminile nuda, a gambe aperte, con una complessa acconciatura o copricapo ed un drago ed un serpente nelle mani, presumibilmente la rappresentazione di un'incantatrice.
Inoltre lo scopo del Seiðr poteva ben essere sessuale: attirare un partner, (induzione del sesso), migliorare l'intimità (magia d'amore) o rendere l'esperienza sessuale più intensa (potenziamento sessuale), poteva essere utilizzato in senso ginecologico (contraccezione, aborto, fertilità, assistenza durante il parto) o per identificare una donna infedele o non più vergine.
Lo scopo poteva anche essere negativo: inibire il sesso (Kormaks saga), indurre impotenza (Njals saga), in Volsunga saga due donne usano il Seiðr per scambiarsi l'aspetto e intraprendere relazioni sessuali, di cui una incestuosa (probabile riferimento ai Vanir).
Ci tengo a ricordare che il sesso nella società norrena era tutto tranne che un tabù, nonostante gli insulti di Loki a Freja e ad Odino nel Lokasenna. Gli dei della fertilità norreni non sono dei dell'amore come i loro paralleli greci o romani, ma della procreazione e del piacere sessuale: dai numerosi partner di Freja alla connotazione estatica di Odino, che è raramente visto in associazione a quest'aspetto ma si manifesta in una sessualità pericolosa, estatica, correlata a un perseguire completamente i propri desideri fino ad un esito distruttivo (Odino è per definizione la divinità traditrice che da molto e prende molto, ma in questo processo dona la vera saggezza). Allo stesso modo l'Edda mette in guardia contro il "dormire fra le braccia di una donna versata nella magia", rivelando la stessa natura traditrice di Odino.
 
 
Loreta Fasano

martedì 20 ottobre 2020

Seið hòn leikin - parte X

Fonti archeologiche


Fra i vari pendenti/amuleti, particolarmente notevoli quelli a forma di sedia, totalmente assenti da contesti cristiani. Hanno la forma del kubbstol – sedia tradizionale scandinava in uso ancora oggi e ritratta anche in pietre runiche come quella di Sanda. Sono solitamente decorate con punzonature, e associati solo a tombe femminili (richiamano l'alto scranno su cui siede la völva a profetizzare). Alcune di queste sono più complesse e particolarmente indicative: in quella di Hedeby (900 ca.) i braccioli rappresentano due canidi (Freki e Geri?) e due uccelli sono scolpiti nello schienale (Huginn e Muninn?), le Figure sono arrangiate al contrario in quello di Lejre ed è presente una rappresentazione di Odino (indicata dalla presenza di un solo occhio) con una lunga veste con bordo decorato, uno scialle o mantello, un cappello in testa e numerosi fili di perle al collo.
Altri amuleti associati sono piccoli pendenti a forma di bastone, cavalli, spade e lance, sempre con un riferimento a Odino. In queste file di amuleti non sono mai presenti Mjolnir.

Come possiamo vedere studiando i paralleli fra tutte queste sepolture, alcuni oggetti ricorrono e sono senz'altro associati con la magia: i resti animali, le sostanze enteogene, le pietre preziose e semipreziose, i secchi, i bastoni, le scatole rituali (più o meno belle, lussuose e complesse, come la scatola di Bj 845 e quella di Oseberg), forse gli scudi (suggerito dal posizionamento del soggetto principale in Fyrkat), probabilmente coltelli, il vasellame orientale (a Klinta ed Aska addirittura una ciotola di origine iraniana, oltre al parallelismo di altri vasi), alcuni tipi di catene (quella di Klinta è uguale a quella che lega i corpi in Bj 843), i pendenti e ovviamente i bastoni: possiamo riconoscerli e caratterizzarli da diversi contesti, differenziandoli dagli spiedi perchè deposti insieme a spiedi (gli oggetti del corredo funebre sono duplicati in casi più unici che rari), con occhielli per appendere amuleti di natura organica (probabilmente legno , ossa o pelli animali), decorati da pomoli troppo ingombranti per essere impugnature, per la presenza di manopole che inframmezzano l'asta rendendone impossibile l'uso culinario, al punto che le impugnature elaborate e a cesto sono state definitivamente identificate come segno di seiðstaff, bastone per il Seiðr.

Fig 14: ricostruzione di Seiðstaff per come sarebbe apparso in origine

Questo ci ha permesso di identificare come probabili tombe di volur anche sepolture altrimenti anonime, non associate ad elementi ricchi ed indicativi come il vasellame orientale o le scatole decorate.
Dai bastoni trovati nelle sepolture irlandesi 850 ca. Possiamo dedurre che il Seiðr vi era stato esportato piuttosto precocemente, come testimoniato anche dal Cogach Gaedhel re Gaillaibh, inoltre sono stati ritrovati in tutta la scandinavia pochi bastoni di legno, solitamente più antichi di quelli di ferro e sempre associati al Seiðr (in Finlandia – Pokkila Isokyr, Norvegia – Fure, Hellebust, Mindre-Sundre e in Svezia – Lilla-Ullevi, la più antica e trovata vicino ai resti di un seiðhallr), testimoniando che la foggia del Seiðstaff può essere mutata nel tempo, con il contatto di diverse culture e il succedersi di tradizioni manifatturiere.

Elementi caratterizzanti la tomba di una völva sono dunque sicuramente i narcotici (con un forte collegamento all'estasi Odinica), bastoni con alcuni gruppi di caratteristiche (che hanno permesso di differenziarli da scettri e spiedi. Ne sono stati trovati 26 in area scandinava, risalenti all'età vichinga, e 8 nella sfera di influenza scandinava geograficamente esterna), dei secchi (il vètt?), alcuni tipi di amuleti (sedie e bastoni principalmente) ed elementi importati da culture lontane, definendo la völva come uno degli elementi più "cosmopoliti" e trasversali della cultura scandinàva.

 

Loreta Fasano

lunedì 19 ottobre 2020

Seið hòn leikin - parte IX

Fonti archeologiche


Oseberg, inumazione in camera con carro e nave, Oslofjord, Norvegia, 834
Due donne deposte in letto su una nave intorno a cui è costruita la camera, le cui pareti sono decorate con arazzi.
Probabilmente la sepoltura femminile più monumentale del periodo vichingo, e anche la meglio conservata. La tomba è stata senz'altro profanata e probabilmente alcuni beni razziati, ma ci sono elementi per credere che i razziatori l'abbiano identificata come tomba di un'incantatrice (testimoniato da una scatola ricchissima lasciata chiusa), per cui non è facile afferrare l'entità del furto, se poi davvero è stato portato a termine.
Un'altra possibilità è che la profanazione della tomba di una völva fosse causa di ergi: sappiamo, dalle incisioni di alcune pietre runiche, che i dissacratori degli spazi che proteggevano erano marchiati con l'ergi, e possiamo avanzare questa ipotesi che però rimane tale e non supportata da altre indicazioni.

Fig. 11: l'inumazione di Oseberg durante gli scavi

Una delle donne aveva circa 75 anni ed è sicuramente morta di cancro, l'altra circa 50. Non sappiamo se una delle due, e nel caso chi, fosse l'occupante principale e in quale ruolo. La monumentale ricchezza della tomba si presta a interpretazioni molto disparate (un'incantatrice, una proprietaria terriera estremamente ricca, la regina Åsa. La tomba è più ricca delle normali tombe regali, facendo propendere per una völva particolarmente potente e stimata).
Negli arazzi, ben conservati, che tappezzano le pareti della camera possiamo vedere scene di culti di Freja e Odino, con figure femminili, corvi e lance, che ritraggono riti per la fertilità e la potenza sessuale. Sono presenti impiccati, donne con le spade sollevate fra gli alberi, uomini in pelli animali e donne con testa di uccelli e cinghiali: notare che queste non sono maschere, poichè i caratteri sono più estesi, come le setole dei cinghiali raffigurate lungo tutta la schiena. Gli arazzi di Oseberg sopravvivono come unica rappresentazione di mutaforma femminili.
 
Fig 12: uno degli arazzi
 
Fra i beni: pietre semipreziose, oggetti per la casa e la cura personale, guinzagli e briglie per cani e cavalli, frutti e pane, un'ascia da lavoro, oggetti per tessere, 5 teste animali intagliate, 6 letti, 1 sedia, contenitori e scatole, un carro riccamente ornato (tra le decorazioni bassorilievi di gatti, chiaro riferimento a Freja), oggetti di uso comune nelle navi (mi preme sottolineare qui che le navi usate nelle sepolture erano "vere", non repliche rituali), animali (mucche, cavalli, cani), un sacchetto contenente cannabis (non si sa se utilizzata a scopo enteogeno o per i tessuti).
La cassa trovata chiusa conteneva due lampade uguali a quelle ritratte negli arazzi e un bastone: l'impressione generale della tomba è che siano stati sepolti gli elementi necessari ai riti descritti negli arazzi.
 
Fig 13: dettagli del carro con gatti

 
Peel castle, inumazione, Isola di Man, ca. 950 
Sepolta con ricchi abiti femminili, beni per la casa e il cucito, svariati coltelli (due di questi decorati con pietre, un'ambra e un'ammonite fossile, circondati da cereali bruciati e un'ala d'oca – amuleti?) e un bastone, probabilmente con manico, poco preservato.
Unica tomba femminile in un luogo di sepolture unicamente maschili, sepolta con un rito indubbiamente pagano, di origine norrena e vestita secondo la moda anglo-scandinava.
 
 
Loreta Fasano

domenica 18 ottobre 2020

Seið hòn leikin - parte VIII

Fonti archeologiche 

 
Fyrkat Grave 4, inumazione con carro, Danimarca, X secolo
La donna è stata deposta all'interno di un carro che si è degradato, ma rimane come indicazione dell'alto rango della sepoltura. I pochi frammenti rinvenuti mostrano che doveva essere riccamente decorato.
Quest'inumazione è estremamente ricca e inusuale. L'abito della donna segue lo stile post 980, è blu con decorazioni rosse e fili d'oro ma non ha nessuna spilla. Anche la deposizione, in un sottile sudario di cui rimangono frammenti conferma il periodo e ci da anche un riferimento alla Laxdaela saga, in cui una völva avvolta in un tessuto simile appare in sogno ad Herðis.
Inoltre è stata sepolta con due anelli alle dita dei piedi, simmetrici, sul secondo dito, una moda completamente estranea alla scandinavia e comune in oriente, associata ai vasi d'importazione presenti: uno di questi conteneva un unguento ed era coperto da un filtro di fili d'erba. Importantissimo il ritrovamento di una spilla vecchia e usurata già al momento della deposizione, decisamente fuori posto in una sepoltura del genere, contenente una pasta bianca simile alla biacca probabilmente utilizzata per scopi cosmetici rituali. La spilla in se doveva avere un grande valore spirituale, se è stata preferita a oggetti più lussuosi e moderni certamente alla portata della donna. Un frammento di questa spilla è stato ritrovato nella fortezza circolare di Boyring, dandoci una piccola indicazioni sui luoghi visitati dalla völva).
Alla cintura erano attaccati amuleti, spille, un coltello con cote, un pendente con motivi a zampa d'uccello (tipico finlandese/russo), un pendente a forma di sedia, un'ampolla rotta che conteneva una sostanza a base di fosforo, piombo e calcio e dei semi di giusquiamo, originariamente in una scarsella ora degradata.
Questa è una delle due testimonianze di sostanze enteogene rituali, in particolare il giusquiamo causa confusione visiva e mentale sia negli umani che in altri animali. Di possibile funzione magica anche la mandibola di un giovane maiale, molto vecchia già alla deposizione, e un conglomerato di resti che potevano essere delle ceneri o dei brandelli di pelliccia di vari animali, forse resti di cremazione.
Presenti anche uno spiedo per carni, un bastone di legno del tutto degradato visibile solo per l'impressione lasciata sullo spiedo, troppo sottile per essere un bastone da passeggio e dunque presunto per scopi rituali, due corni potori non decorati e un bastone di ferro ora deteriorato, deposto sopra delle scatole di legno che contenevano vestiti (forse rituali?).
Se davvero entrambi i bastoni avevano funzione magica, è l'unico ritrovamento di questo tipo della scandinavia vichinga.
 
Fig. 9: spilla di Fyrkat contenente la pasta bianca

 
Ka 294-296 inumazione quadrupla in nave, Kaupang, Norvegia, X secolo
Una sepoltura complicatissima, peraltro organizzata sopra e nello stesso verso della tomba di un uomo del tardo IX secolo.
Comprende una donna, il personaggio più importante della disposizione, accompagnata da un uomo e un'altra donna con un infante, tutti deposti su una nave su cui sono stati sparsi i loro oggetti.
A prua: donna con infante al fianco, vestita in abiti costosi e gioielli, circondata da strumenti tipicamente femminili e da cucito. Testa a testa con lei, coi piedi rivolti verso la poppa, si trova un uomo circondato da varie armi di cui alcune antiche, un bracciale, una padella, una falce e catene per cani e cosparso dei cocci di un vaso rotto (il vaso è stato rotto appposta e i cocci sparsi al momento della sepoltura).
Al centro: un cavallo probabilmente smembrato
A poppa: una donna seduta, originariamente col timone in mano, con vestiti lussuosi di cui alcuni di pelle (molto raro per il periodo). Dietro di lei uno scudo e accanto un'ascia, in grembo ha una ciotola di bronzo con una scritta in runico (i montlauku, nel catino per le mani) che conteneva vari oggetti di rame, rame lucidato e una testa di cane, le cui ossa rimanenti, incise, si trovano ai piedi della donna. Presenti anche resti di metallo, legno e cremazione, indicazioni di riti sconosciuti di cui non ci è stato tramandato nulla.
Un bastone rotto in due dal tempo o già originariamente era posto sotto un sasso.
Altri animali non identificati sono sepolti attorno.
Non sappiamo di cosa siano morti i 4 occupanti della nave ma, se qualcuno di loro è stato ucciso per accompagnare l'altro nel viaggio dopo la morte, sono stati sicuramente i tre a prua.
 
 
Fig. 10: ricostruzione della tomba di Kaupang

 
Gausel queen, inumazione, Hetlandsogn, Norvegia, IX secolo
Sepolta con abiti e oggetti per la casa molto lussuosi, una lampada (possibile oggetto rituale basandosi sull'arazzo e i ritrovamenti di Oseberg), un pezzo di un reliquiario irlandese, una testa di cavallo con briglie e, parallelo al corpo, un bastone con impugnatura a cesto.
 
 
Loreta Fasano

sabato 17 ottobre 2020

Seið hòn leikin - parte VII

Fonti archeologiche

 

Gruppo di Birka (Svezia)

Bj 845, inumazione in camera, 930 ca.
Donna sepolta seduta al centro della camera con abiti e oggetti tipici e non particolarmente lussuosi. Perpendicolare al corpo un bastone con manico a cesto particolarmente elaborato, con la punta libera che poggia in un secchio.
Particolarmente degna di nota una scatola di legno di elegante fattura, con chiusure a forma di teste animali simili alla scatola chiusa di Oseberg. Possiamo essere certi che questo tipo di scatole fossero indicative della sepoltura di una seiðkona. In altre tombe, anche definitivamente identificate come tali, sono presenti scatole più semplici che però non possiamo correlare univocamente a queste pratiche, poichè il loro contenuto è completamente degradato e se ne trovano di simili in qualsiasi contesto. Non possiamo però escludere che alcune volur tenessero componenti e ingredienti magici in scatole più semplici.

Fig. 6: Bj 845
  
Klinta 59:2 e 59:3, doppia cremazione con carro e nave, Svezia, 950 ca.
La cremazione è un tipo di sepoltura rarissimo in quest'isola, ma l'organizzazione di questo rito dev'essere stata davvero unica.
Un uomo e una donna sono stati cremati insieme sulla spiaggia in una nave, probabilmente in autunno (dallo studio delle ceneri), coperti da pelli d'orso e con altri animali attorno. Le ceneri sono poi state separate approssimativamente e sepolte in lotti differenti, con la maggior parte dei resti nella tomba femminile, e coperte dai rispettivi tumuli.
La donna è stata deposta nella 59:3 insieme a beni di riferimento certo ad Odino: un ciondolo che raffigura un'uomo inginocchiato con due uccelli sulle spalle,due fogli di bronzo con incisioni runiche (una possibile formula magica e una traducibile come "conoscenza segreta"), anelli, vasi e spille di bronzo, coltelli e prodotti igienici, una piccola ascia da battaglia di circa 150 anni del periodo Vendel, strumenti per la lavorazione del legno, 151 perle di cristallo, vetro e corniola, un anello decorato con 4 piccoli Mjolnir (unico caso di sepoltura di una völva con oggetti riguardanti Thor), resti di secchi e materiale ferroso, strumenti per un carro trainato da cavalli. Dopo, non sottoposto a cremazione, è stato deposto un grande bastone, perpendicolare alla sepoltura e infilato nella copertura del terreno di modo che solo il manico ne emergesse. Il bastone è decorato con teste animali e un manico a cesto che termina con il modellino di un edificio contemporaneo alla sepoltura, in stile Trelleborg. Nel giunto fra il manico e l'asta si trovano dei fori a cui probabilmente erano appesi amuleti di origine organica, ora degradati.
Nella sepoltura anche ossa cremate di cavallo, vacca, maiale, pecora, cane, gatto e diversi uccelli. Notare come le ceneri dei due umani siano state suddivise approssimativamente, dando priorità a quelle della donna, mentre gli animali per accompagnarli siano stati separati con grande cura. Il tutto è coperto da altre ceneri e altri artefatti e poi tumulato.
 
Fig. 7: edificio raffigurato sul bastone di Klinta


Aska, Grave 1, cremazione, Svezia, IX o X secolo
Sepolta con beni tradizionali femminili e molto ricchi come attrezzi da cucina e da tessitura, inoltre briglie decorate per quattro cavali, molte scatole di cui rimangono solo i cardini, beni d'importazione, filoni di pane, un bastone di ferro, un ciondolo già antico al momento della deposizione raffigurante un uomo con un uccello posizionato in foggia di elmetto (il tipo di decorazione è dell'età vichinga iniziale e si è ipotizzato raffigurasse Mimir), un ciondolo con una donna seduta con le braccia incrociate, un'ampia gonna e una collana a 4 fili (si è ipotizzato possa essere Freja con Brisingamen, possibilmente incinta).
 
Fig. 8: il pendente di Aska raffigurante Freya



Loreta Fasano

venerdì 16 ottobre 2020

Seið hòn leikin - parte VI

Fonti archeologiche

 

Gruppo di Birka (Svezia)

Bj 834, doppia inumazione in camera con carro, 932 ca.
Inumazione invernale di un uomo e una donna in una grande camera divisa in due. In una delle stanze si trova una piattaforma su cui sono deposti i resti di due cavalli, sepolti con paramenti costosi. I due umani nell'altra stanza sono stati invece sepolti seduti sulla stessa sedia, uniti da una catenella, deposto prima l'uomo e poi la donna, entrambi guardavano nella stessa direzione.
Questa testimonianza funebre è preziosissima, poichè ci fornisce un parallelo su saghe e resoconti: in Grettis saga e Njals saga ritroviamo una sepoltura comprendente ossa di cavallo, mentre nel racconto di Ibn Fadlan ritroviamo la stessa deposizione in camera e seduto su una sedia per un uomo particolarmente benestante, fornendo credito a quest'ultimo, spesso screditato racconto.
L'uomo e la donna sono abbigliati in modo tradizionale, da notare solo delle monete arabe (che forniscono la datazione) nelle scarselle e utilizzate come pendenti.Gli oggetti sparsi nella camera sono stati attribuiti all'uomo o alla donna secondo indicazioni sociali di genere classiche per questo periodo ma mi preme sottolineare come, poichè emerge la importanza sociale simile per entrambi, non possiamo essere certi dell'attribuzione. In tombe multiple schiettamente meno "paritarie" o disposte diversamente possiamo attribuire la proprietà degli oggetti con molta più certezza e in differenti casi donne sono state sepolte con oggetti tipicamente maschili, come armi e strumenti per lavorare il legno, e uomini con oggetti tipicamente femminili, come strumenti per la filatura.
Nella tomba sono stati rinvenuti oggetti per la cura femminile, armi, uno scudo, due paia di rampini per scarpe, un secchio, un carro, diverse scatole e contenitori di legno e un bastone di ferro decorato, con il manico a pomolo.
Alcuni di questi oggetti sono estremamente interessanti e ci danno indicazioni sullo status sociale rispettivo dei due defunti.
La presenza del carro colloca la donna ad un rango più elevato rispetto all'uomo: è un elemento tipico della sepoltura di donne importanti e si ipotizza fosse il mezzo di trasporto femminile per l'equivalente del viaggio verso il Valhalla – forse per le donne la sala di Freja? Troviamo dei paralleli anche nelle pietre runiche di Alskog e Levide - mentre non troviamo un equivalente per l'uomo, poichè i cavalli sono sepolti con paramenti per attaccarli al carro.
Sono presenti però due paia di rampini per scarpe che, in Gisla saga Surssonnar sono indicati per velocizzare il viaggio verso il Valhalla: probabilmente quest'uomo ci sarà dovuto andare a piedi, ma almeno si sono premurati di fornirgli un paio di ricambio.
Il secchio è un elemento particolarmente importante, trovato insieme al bastone in diverse sepolture. Un oggetto di fattura raramente raffinata, sembra quasi fuori posto insieme ai beni di lusso e importati di questi corredi lussuosi. Si è ipotizzato che, data la completa mancanza di tamburi rituali nei ritrovamenti, il bastone della völva fosse utilizzato per battere su questi secchi o sugli scudi, che sarebbero dunque identificabili come il vètt di cui parla Loki nel Lokasenna.

Per quello che mi riguarda, l'elemento più interessante è una lancia scagliata su entrambi i corpi, di cui sopravvive solo la punta infilata in profondità nella parete di legno della camera: è una delle più palesi dediche a Odino che ritroviamo in una sepoltura (i riferimenti nelle saghe sono numerosissimi: Ynglingasaga, Odino dichiara che tutti coloro che devono andare a lui devono essere marchiati con la lancia; Flateyjarbok: prima di una battaglia si scaglia una lancia che sorvoli i nemici per dedicarli a Odino; Vǫluspá: Odino scaglia una lancia su un esercito e da inizio ad una guerra). Questo ci permette di identificare i due occupanti come consacrati ad Odino, probabilmente un guerriero l'uomo e una völva la donna, identificata dal bastone (e ipoteticamente dal secchio).

Fig. 5: ricostruzione di Bj 834
 

Loreta Fasano