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lunedì 11 novembre 2019

Sceafa, parte III

Uno Scēf è poi indirettamente menzionato al verso 4 del prologo del Beowulf, prologo che ha funzione didascalico introduttiva dacché nei suoi 52 versi narra le gesta dei ‘gar-Dena’ ( i.e. “Dani delle lance” ); fra questi risalta un certo Scyld Scefing che nei versi 18 e 19 sembra essere presentato come padre di Beowulf.
Prima di presentare quei versi del prologo che introducono la figura di Scyld Scefing è necessario chiarire come in realtà il Beowulf figlio di Scyld non coincida affatto con il protagonista eponimo del poema; questi è quel Béowulf Scyldinga che nelle cronache genealogiche anglosassoni viene presentato come Beow(a) o Béaw - nel manoscritto Parker della Cronaca anglosassone del secolo IX il figlio di Scyld ha nome Beaw. John M. Kemble vide questa diacronia come un errore di un copista il quale, conoscendo superficialmente il poema epico ed il suo protagonista, decise di rettificare Beow in Beowulf anticipandone l’ingresso in scena; Kevin S. Kiernan in tempi recenti è arrivato a sostenere che le diverse lectiones restituite dal prologo del Beowulf e dal manoscritto Parker in merito all’identità del figlio di Scyld siano da ascriversi a due differenti tradizioni epiche di cui una a più vasta diffusione era incentrata sulla figura di Beowulf.
Ciò che realmente è importante ai fini della nostra narrazione è l’interpretazione etimologica che il filologo tedesco Karl Müllenhoff restituisce del nome Beaw ( o Beow ); egli lega il suddetto alla radice protogermanica *bhú che in anglosassone ha dato origine al verbo būan ( i.e. “coltivare” ) inerente alla sfera agreste. Ancora, il sostantivo anglosassone dal quale deriva il nome Beow è ‘beow’ ( i.e. “orzo”, dal protogermanico *bewwu ) ed è anch’esso legato al mondo agricolo e per questa ragione viene identificato da Müllenhoff con il dio Ing e dunque con Fréa ( i.e. anglosassone per Freyr ).
Presentiamo ora i versi che ci interessano:

Oft Scyld Scefing sceaþena þreatum,
monegum mægþum meodosetla ofteah,
egsode eorl[as], syððan ærest wear.
feasceaft funden; he þæs frofre gebad,
weox under wolcnum weorðmyndum þah,
oð þæt him æghwyle ymbsittendra
ofer hronrade hyran scolde;
gomban gyldan; þæt wæs god cyning!

- Beowulf, Prologo, versi 4-11

che tradotto suonerebbe più o meno così:

Spesso Scyld Scefing a schiere ( i.e. þreatum, dativo plurale di þrēat ) di nemici ( i.e. sceaþena, genitivo plurale di sceaþa ),
a molte ( i.e. monegum/manegum, dativo plurale dell’aggettivo maniġ ) nationes ( i.e. mægþum, dativo plurale di mægþ ) sottraè ( i.e. ofteah, terza persona singolare del præterito di ofteon verbo che regge come oggetto il genitivo plurale di meosetl, ossia meodosetla ) le panche dell’idromele,
terrorizzò guerrieri, dopo che fu trovato
derelitto, di questo ebbe conforto,
fu grande sotto il cielo, prospero d’onori
finché a lui le genti tutt’intorno
oltre la via della balena dovettero obbedienza,
pagarono tributo; fu un grande re.

- NB. i primi due versi sono tradotti ed analizzati dall’autore dell’articolo, i restanti vengono dalla seguente traduzione:
http://www.maldura.unipd.it/dllags/brunetti/OE/TESTI/Beowulf/DATI/testotra.html

Ecco che al verso 4 affianco al nome proprio Scyld compare il termine Scefing, composto da Scēf e dal suffisso -ing. Sulla natura di questo composto si sono interrogati molti studiosi dacché il suddetto suffisso, derivante dal protogermanico *-ingaz, in ambito anglosassone è solito dare origine a forme derivate di nomi maschili aventi funzione di patronimico o più raramente, in tempi arcaici, di epiteto. Due sono le correnti di accademici che tutt’ora si fronteggiano sulla funzione che il suffisso -ing assegna al nome Scēf.
Secondo alcuni il suffisso -ing darebbe origine ad un nome avente funzione di patronimico e dunque il termine Scēf andrebbe a coincidere con il nome del padre di Scyld e quindi ‘Scyld Scefing’ andrebbe tradotto come “Scyld, figlio di Scēf”; se questo Scēf abbia o meno qualche legame con lo Sceafa a cui accenna il Widsið è tutto da dimostrare. Stando alle poche informazioni dirette che le fonti ci restituiscono, entrambi questi personaggi avrebbero guidato/regnato su popoli votati alla guerra ed entrambi avrebbero portato ordine fra la loro gente ma null’altro si può dire oltre questo senza un’analisi più approfondita delle fonti, analisi che compiremo a breve.
Secondo un gruppo ristretto di studiosi il suffisso -ing andrebbe invece a creare un epiteto di Scyld dall’oramai noto sostantivo maschile ‘sċēaf’ ( i.e. “covone” ); ecco che in questa prospettiva ‘Scyld Scefing’ andrebbe tradotto come “Scyld del covone”. Quanto appena detto è in aperta opposizione con le teorie di Raymond W. Chambers secondo le quali Scyld e Scēf sarebbero due distinte figure, arcaici fondatori di dinastie famose.



Bibliografia

- Alexander M. Bruce ‘Scyld and Scef, expanding the Analogues’, 2002
- Raymond W. Chambers “Beowulf, an introduction to the study of the poem”, 1921
https://archive.org/details/beowulfintroduct00chamrich
- John M. Kemble “A Transaltion of the Anglo-Saxon Poem of Beowulf”, 1837
https://archive.org/details/atranslationang00kembgoog
- Kevin S. Kiernan “Beowulf and the Beowulf Manuscript”, 1997

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