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lunedì 3 dicembre 2018

Teodorico, parte IV

Il successore di Felice Liberio al titolo di Prefetto del pretorio fu Cassiodoro III; anche questi come Liberio aveva in precedenza servito Odoacre con il titolo di ‘comes sacrarum largitionum’.

Fra gli altri collaboratori di Tedorico spiccano i due romani Simmaco e Boezio; anche questi avevano in precedenza servito Odoacre. Pur essendo stati irreprensibili funzionari nel 523 i loro rapporti con Teodorico si ruppero; improvvisamente scoppiò quello che potremmo definire ‘il processo del secolo VI’.
Il tutto iniziò quando il referendario Cipriano accusò di tradimento il patrizio Albino dinanzi a Teodorico; Albino si era reso colpevole, secondo Cipriano, dell’aver spedito a Giustino I, imperatore della Pars Orientis, lettere di calunnia ai danni Teodorico e di aver cospirato ai danni di quest’ultimo.
Boezio prese le difese di Albino facendo cadere in un primo momento le accuse di Cipriano; questi di risposta spinse suo fratello Opilione ad accusare Boezio di complicità nel tradimento. In Senato si costituì un tribunale speciale che condannò a morte di Boezio con le accuse di tradimento, spiritismo e magia; questi venne rinchiuso in carcere dove scrisse la sua più celebre opera che fu letta da Dante Alighieri quasi otto secoli più tardi, la “Consolatio Philosophiæ”. Boezio fu poi giustiziato il 23 ottobre del 524 assieme a Simmaco il quale aveva cercato di difenderlo dalle accuse di Albino segnando così la sua condanna.

Nel 523 il figlio di Cassiodoro III, Flavio Cassiodoro, venne nominato ‘magister officiorum’ negli ultimi anni di regno di Teodorico succedendo così a Boezio; questi oltre a rimanere a capo dell’amministrazione gotica in Italia per ben quarant’anni fu anche un grande storico noto per vari scritti quali le “Variæ” (i.e. raccolta di documenti ufficiali redatti fra il 522 ed il 538) sui quali è stato possibile basare la ricostruzione delle strutture amministrative del regno gotico in Italia come pure la sua storia.

Alla stregua di ciò che accadde sotto Flavio Odoacre, negli anni in cui regnò Teodorico la Chiesa di Roma non venne perseguitata; questi garantì la libertà di culto seppur tolse al clero molte immunità.

I rapporti con la Chiesa di Oriente e con l’imperatore Giustino I si incrinarono quando quest’ultimo, fervente niceano, dopo aver abrogato l’Henoticon di Zenone promulgò un editto contro l’arianesimo del quale Teodorico era fervente seguace; questi, piccatosi per l’affronto subito, ordinò al papa Giovanni I di recarsi a Costantinopoli con lo scopo di convincere Giustino I a ritirare il suddetto editto.Non contento dell’esito dell’ambasceria, Teodorico decise di imprigionare il pontefice che morì in catene nel 526. 

Non fu però questo il primo screzio fra Teodorico e Bisanzio. Nel 504 i Lepidi della Pannonia rappresentavano una grave minaccia per la Pars Orientis e per questa ragione Teodorico inviò truppe ostrogote le quali, dopo aver scacciato i Lepidi e fortificato la regione, ricevettero l’ordine da Costantinopoli di abbandonare la Pannonia. La crescente tensione fra goti e bizantini sfociò nel sangue quando un contingente composto da Eruli, Goti ed Unni invase la Mesia; ad Horrea Margi vi fu uno scontro con le truppe bulgare capitanate dal magister equitum Sabiniano; questi venne sconfitto e preso prigioniero - secondo altre fonti riuscì a fuggire.


Teodorico negli ultimi anni di vita trasferì la sua residenza a Pavia e fu proprio lì che in punto di morte, non avendo figli maschi, nominò suo successore il nipote Atalarico, figlio di Amalasunta.
Teodorico morì il 30 Agosto 526; Amalasunta assunse la reggenza dacché il figlio era ancora minorenne.
La romanizzazione dei goti e la cattiva educazione impartita al giovane sovrano scatenarono una serie di assassinii; si aprì così una nuova stagione di guerre e complotti che caratterizzarono il panorama italiano durante il Medioevo tutto, a riprova della veridicità del detto "individui fragili e deboli creano tempi avversi".

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