Cerca nel blog

mercoledì 18 luglio 2018

Lo spazio geografico della prima civiltà slava

Le prime testimonianze dirette sulla civiltà slava risalgono solamente al VI secolo d.C, quindi agli inizi del medioevo, quando gli slavi entrarono in contatto con il mondo mediterraneo. Sorge spontanea allora la domanda: qual era il loro luogo d'origine? Da dove venivano?
In assenza di indicazioni probanti derivate dall'archeologia e dalla storia delle fonti, il territorio slavo delle origini non ci è noto con precisione: possiamo soltanto farcene un idea.
Vi sono in particolare diverse tesi:

- La tesi orientalista -

Secondo la "tesi orientalista", che in passato è stata sostenuta da autorevoli studiosi di origine ceca e russa, lo spazio geografico della prima civiltà slava si collocherebbe in un'area compresa fra i Capazi, il Dnestr e il Dnepr - il fiume che attraversa l'odierna Keiv -, estendendosi dunque dai boschi dei Carpazi alla pianura stepposa. L'assenza di un nome slavo comune per il faggio, il larice e il tasso, infatti, aveva convinto che l'habitat originario degli slavi dovesse essere situato al di là del limite di vegetazione di questi alberi, ovvero a est di una linea immaginaria che unisce Kaliningrad (Konigsberg) a Odessa, e cioè nell'area della betulla, che ha invece un nome di origine slava comune. Alcuni studiosi hanno poi ristretto il territorio delle origini al bacino paludoso del Pripjat fra Dnestr e Dnepr, fondandosi su un'iterpretazione geografica dell'etnomio "slavi", secondo cui la radice slov-/slav deriverebbe da skloak-/sklav-, equivalente al latino cloaca, con il significato di luogo paludoso o acquitrino. Alle pendici più esterne dei Carpazi, all'incirca nella Galizia (Ucraina), sono presenti inoltre una serie di idronimi slavi che non mostrano altri sostrati precedenti. La lunga permanenza degli slavi in questa area, lontana dai territori conquistati dall'impero, giustificherebbe il silenzio delle fonti greco-romane.
Nel VII secolo a.C. in questa stessa area giunse dalle steppe la popolazione iranica degli sciti, che intrattenne duraturi rapporti con le colonie greche sul mar Nero. Ce ne parla lo storico Erotodo, che distingue in questa popolazione gli sciti "guerrieri" dagli sciti "agricoltori". Gli sciti guerrieri rappresenterebbero le popolazioni nomadi che si spostavano a cavallo, mentre gli sciti agricoltori, legati alla terra, rifletterebbero le caratteristiche della civiltà contadina degli slavi. Si propone anche l'identificazione degli slavi con i neuri, una popolazione di cui parla sempre Erotodo, che sarebbe affine agli sciti. A partire dal III secolo a.C. questo popolo fu sconfitto e assimilato da una nuova popolazione di stirpe iranica, i sarmati, che diedero il nome alla vasta regione stepposa, chiamata pianura sarmatica, estendendo il loro dominio fino al'area danubiana. Il contatto con queste popolazioni di stirpe iranica spiegherebbe fra l'altro l'origine del più antico lessico religioso slavo.

- La tesi occidentalista -

Promossa in paricolare da alcuni studiosi polacchi nel periodo fra le due guerre, la "tesi occidentalista" poneva invece il territorio della prima civiltà slava in un'area che in gran parte coincide con l'odierna Polonia, difendendo così l'autoctonia degli slavi in quest'area dell'Europa orientale. Secondo questa interpretazione, infatti, la protopatria degli slavi si collocherebbe fra l'Oder - il fiume che rappresenta l'odierno confine fra Germania e Polonia - la Vistola e il Bug, in un terreno paludoso e boscoso. Furono decisivi, in questo senso, alcuni studi che dimostrarono come le condizioni climatiche dell'Europa preistorica fossero diverse da quelle moderne, e che non solo il bacino del Pripjat, ma anche tutta l'area che si estende fra l'Elba, l'Oder, la Vistola e il Bug era esclusa dalla zona del faggio, del larice e del tasso. Anche l'interpretazione geografica dell'etnomio "slavi" sembrava del resto trovare una sua giustificazione. Successivamente T. Lehr-Spławiński propose di estendere quest'area ben al di là della Vistola fino al Dnepr, trovando un compromesso con la tesi precedentemente esposta.

- La tesi danubiana -

In passato è stata avanzata l'ipotesi che gli slavi fossero stanziati già da tempi immemorabili nella pianura attraversata dal medio Danubio, che aveva preso il nome della provincia romana della Pannonia (pianura pannonica), un territorio che fu a lungo conteso dall'impero alle tribù germaniche e che corrisponde all'odierna pianura ungherese (puszta). Questa ipotesi, corroborata da fonti autorevoli come la Cronaca degli anni passati, la più antica cronaca slava, è stata recentemente ripresa dallo studioso russo O.N Trubačev (1930-2002), che fa riferimento non solo a una Scizia molto più spostata a occidente, ma anche a una serie e etnonimi, come ad esempio il termine narci, sempre nell citata Cronaca, che potrebbe derivare dal latino Noricum, e ad alcune iscrizioni, come quella risalente al II secolo al Dio Dobrato, il cui nome rimanda alla radice slava dobr-.
La presenza degli slavi in quest'area strategica per l'impero romano, tuttavia, non sarebbe potuta passare inosservata, e gli storici greci e latini non avrebbero mancato di darne notizia. Rimane, dunque, ipotetica la presenza in massa degli slavi in quest'area prima del del VI secolo, quando i longobardi emigrarono nella penisola italiana, anche se alcune fonti storiche sugli unni, e in particolare sul funerale di Attila, farebbero pensare alla loro presenza in Pannonia, già nel V secolo. A proprosito del banchetto funebre lo storico Giordane parla di <strava> , termine presnete nelle lingue slave. In ogni caso il bacino del Danubio ha rappresentato per una fase storica assai lunga, almeno fino all'arrivo degli ungari nel X secolo, un'area di fondamentale importanza per la formazione della civiltà slava.

- Un'interpretazione di compromesso -

Oggi, comunque, sembra dominare un'interpretazione di compromesso sulla protopatria che allarga la fascia dell'area geografica occupata dalla prima civiltà slava dalla Vistola al Dnepr, come già aveva ipotizzato lo studioso ceco L. Niederle (1865-1944), e che in qualche modo sarebbe giustificata dalle continue spinte che le tribù slave dovettero ricevere nel corso delle migrazioni sia dalle popolazioni germaniche sia dalle popolazioni asiatiche che a partire dagli unni sconvolsero l'Europa centrale e orientale. Quest'ipotesi, trova supporto nei due principali sostrati del lessico slavo comune, iranico e germanico, come anche nella più generale convergenza negli sviluppi fonologici del protoslavo con il protogermanico e il protoiranico.
Merita infine attenzione l'interpretazione di F. Curta: l'identità degli slavi si sarebbe formata non nello splendido isolamento di un'ipotetica protopatria, ma quando la loro civiltà venne in contatto con l'impero romano, ormai ai tempi dell'imperatore Giustiniano, e quando Constantinopoli, percepito chiaramente il pericolo di nuove invasioni, elaborò un'articolata politica nei Balcani.

Fonti:
- Gli slavi. Storia, culture e lingue dalle origini ai nostri giorni, Marcello Garzaniti

In collaborazione con la pagina FB Slavic Polytheism and Folklore notes

Nessun commento:

Posta un commento