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venerdì 14 settembre 2018

Loki e la Lokasenna, parte II

Seppure sia una teoria desueta, non è possibile escludere a priori il fatto che Loki abbia assunto un ruolo fondamentale nella mitologia scandinava solamente con l'avvento del cristianesimo in Islanda e con la messa per iscritto da parte di Snorri Sturluson nel 1200 dei vari carmi nell'Edda Poetica della quale fa parte la 'Lokasenna'.

Loki a causa del suo comportamento degradante e delle sue malefatte descritte nell'Edda di Snorri potrebbe a prima vista venir scambiato per la trasposizione forzata nel pantheon scandinavo del Lucifero della tradizione cristiana; eppure la figura dell'Ase Loki presenta tratti non certo assimilabili a quelli di un essere demoniaco dacché qualunque azione da questi compiuta è compiuta per la salvezza degli Æsir e di Ásgarðr.

- Aiutò l'Ase Thor a recuperare 'Mjöllnir' dalle grinfie del gigante Þrymr come narrato nella 'Þrymskviða' (i.e. "carme di Þrymr").

- Nel 'Reginsmàl' (i.e. "discorso di Regin") dell'Edda in Prosa si racconta di come egli, dopo aver ucciso il mutapelle Ótr avendolo scambiato per una comune lontra, aiutò gli Æsir ad ottemperare alle richieste di Hreiðmarr, padre di Ótr, il quale pretendeva un guidrigildo per la morte del figlio. Loki riempì la pelle di lontra del mutapelle Ótr con l'oro e l'anello 'Andvaranautr' (i.e. "dono di Andvari") sottratti al nano Andvari e li consegnò ad Hreiðmarr ben sapendo che Andvari aveva maledetto sia l'oro che l'anello.
Si rese così responsabile della morte di Hreiðmarr e dei suoi figli, Fáfnir e Reginn, con il solo scopo di liberare gli Æsir dalla minaccia di possibili ritorsioni da parte di Hreiðmarr o della sua famiglia.

- Nel 'Fjölsvinnsmál' (i.e. "discorso di Fjölsviðr") Fjölsviðr (i.e. "Assai sapiente", epiteto di Odino) narra di come Loki forgiò la possente spada 'Lævateinn' (i.e. "Bacchetta della distruzione").

Loki è però un elemento imprevedibile, le cui azioni possono a volte risultare imperscrutabili e prive all'apparenza di una qualsivoglia utilità o programmaticità.
Così come si rese protagonista di imprese eroiche, Loki si rese protagonista di scherzi ed inganni ai danni degli stessi Æsir. Basti pensare alla 'Hymiskviða' (i.e. "carme di Hymir") dove gli viene attribuita la colpa dell’azzoppamento di uno dei caproni di Thor [1].

Lo stretto legame di cui si narra nella 'Völuspá' (i.e. "Profezia della Veggente", Edda Poetica) fra Loki e le tristi schiere del 'Múspellheimr' (i.e. "terra delle fiamme") nacque in seguito all’umiliazione che l'Ase ricevette durante il banchetto di Ægir da parte degli Æsir lì presenti.
Nella 'Lokasenna' si narra di come le lodi con le quali Ægir accolse i suoi ospiti fecero sorgere in Loki un'aspra gelosia tanto da spingerlo ad uccidere Fimafeng, uno dei servi di Ægir. Gli Æsir si arrabbiarono con Loki e lo trascinarono fuori dalla sala, prima di tornare al loro banchetto. Venuto a sapere del fatto che non fosse più il benvenuto, Loki entrò nella sala con moto di sfida scatenando la reazione ancor più violenta dei presenti fra i quali vi era lo stesso Odino. All'arrivo del figlio di questi, Thor, Loki si ritirò. Fu catturato e sottoposto al supplizio delle stille velenose non prima di aver assistito alla trasfigurazione del figlio Narfi in un lupo ed all'uccisione dell'altro suo figlio, Váli, le cui viscere furono utilizzate per imprigionare Loki in una grotta del del 'Niflheimr'.

Note:
- [1] "Þórr e Týr, dopo aver sgominato gli Jǫtnar, sono evidentemente passati dalla casa di Egill dove hanno recuperato il carro e i caproni: gli animali sono stati aggiogati al carro ma, percorso un breve tratto, uno è caduto al suolo, impossibilitato a proseguire il viaggio. — (e-f) Entrambi i manoscritti riportano una lezione comune, che non sembra però avere molto senso: <var scıR scꜹkvls scacr abaNı> (ms. R), e <var skıRr skꜹkvls skaKr a baNı> (ms. A). La lezione skirr, «compagno», sebbene accettata da alcuni interpreti (Detter 1903) è stata tuttavia rifiutata dalla maggior parte dei moderni curatori e viene solitamente accolto il suggerimento del linguista Rasmus Christian Rask (1787-1832), che ha emendato la parola in skær «destriero». In verità quest'ultima parola, utilizzata come radice in kenningar per «lupo» o «nave», non sembra adattarsi molto bene a un ovino: ma poiché il carro di Þórr è trainato da due caproni, l'espressione skær skǫkull, «destriero della stanga», potrebbe significare, generalizzando, «animale da tiro». Analogamente, la parola banni, «proibizione», è stata emendata da Rask in beini «osso», così da ottenere skakkr á beini, «distorsione, slogatura dell'osso» (Rask 1818). Tale correzione, sebbene non convinca appieno tutti gli studiosi, è stata comunemente accettata anche sulla base dell'omologo racconto riferito da Snorri nella Prose Edda, dove uno dei caproni di Þórr rimane azzoppato perché Þjálfi, incautamente, ne ha inciso un osso col coltello per estrarne il midollo (Gylfaginning [44]). — (g-h) lævíss, «sapiente negli inganni», epiteto di Loki, al quale viene assegnata qui la colpa dell'azzoppamento del caprone, sebbene il personaggio non compaia mai nel testo. Non si capisce neppure perché sia Egill a farsi carico della responsabilità. L'esito è tuttavia il medesimo nelle due fonti: i suoi due figli (Þjálfi e Rǫskva in Gylfaginning [44]) verranno ceduti a Þórr quali suoi servitori, come ricompensa per il danno subìto dal caprone." [ stralcio tratto da https://bifrost.it/GERMANI/Fonti/Eddapoetica-7.Hymiskvidha.html#n-37 ]

Orlando, in collaborazione con le vie di Wodanaz

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