La Roma di fine 1600 fu scossa da un processo condotto
dall’Inquisizione ai danni della setta “cognominata dei Bianchi, così detti per
haver dato di bianco alla fede perché essi in nulla credono”.
Preti, papi, inquisitori venivano visti da quest’ultimi come
figure politiche abbarbicate saldamente al posto da loro ottenuto con l’inganno
ai danni delle “umili genti”. A questo giudizio perentorio non sottraevano
neppure la figura storica del cristo; nell’ottica dei membri della suddetta
setta l’intento del cristo bianco era quello di farsi re dei giudei ma non
avendo questi “seguito bastante [i giudei] lo impiccorono”.
Nell’intento di rinnegare quindi il dio cristiano e di
conseguenza il cristianesimo tutto, i Bianchi fecero appello alla tradizione
giudaica secondo la quale i miracoli attribuiti a Mosè ed al cristo bianco
fossero dovuti a magia egizia o scienza naturale. In breve, al fine di
liberarsi dal giogo del cristianesimo, eresia del giudaismo, si servirono del
giudaismo stesso riconoscendo nei suoi dogmi come quello della trasmigrazione
delle anime nei corpi dei nascituri un’elevata valenza religiosa. Donne e
uomini geniali questi Bianchi.
Ben peggiori furono le conseguenze di questa insolita unione
che l’unione in sé. Alla figura del dio trino i Bianchi sostituirono quella
della natura; recita così uno spezzone della deposizione del delatore Francesco
Picchitelli al Sant’Uffizio
“[I Bianchi mi dissero] che non si ha da credere a niente ma
alla legge che insegna la natura: non fare ad altro quello che non piace a te,
mangiare, bevere e stare allegramente.”
La natura diveniva così insegnante divina ma di pari passo
veniva spogliata della sua essenza. I fondamenti della natura non erano più la
violenza ed il primeggiare bensì il “mangiare, bevere e stare allegramente”.
Da queste idee radicate nella mente di un gruppo
internazionale di individui dell’epoca fra cui risaltava lo stesso Spinoza
prese vita nel secolo a venire il giusnaturalismo illuminista, ossia quella
legge che riconosceva ad ogni individuo diritti inalienabili per natura in
quanto da essa conferiti.
La legge naturale venne così mitizzata - esempio principe è
il mito rousseauiano del buon selvaggio secondo cui all’origine dei tempi
l’uomo fosse un individuo placido e non violento e che fosse stato il
progredire dello stesso nel tempo a far nascere dentro di lui la violenza -
così tuttora accade nei salotti televisivi odierni.
Il culto di questa legge naturale, mostro egualitario che
livella gli uomini tutti, andò sempre più sublimandosi nel tempo sino a
trasfigurarsi sul finire del 1700 nel culto dell’Etre supreme robespierriano,
incarnazione divina della civilizzazione e della ragione rousseauiana ossia di
tutto ciò che è nemico degli antichi Dèi e dell’ordine naturale delle cose.
Tremate dunque o voi
che venerate la natura sola elevandola al rango divino di Godan e delle sue
schiere di Asi ed Asinie ché tutto questo v’attende nel fondo del vostro culto
scellerato.
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